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Gli scavi archeologici di Piazza dell'Unità Italiana e di Palazzo Cerretani a Firenze

Le indagini archeologiche, svoltesi tra Ottobre 2017 e Gennaio 2018 in piazza dell'Unità Italiana a Firenze, hanno restituito materiale riferibile ad un arco temporale compreso tra il IV secolo e l'inizio del V secolo d.C.

Di Attanasio Salvatore


Le indagini archeologiche condotte tra ottobre 2017 e gennaio 2018 in piazza dell'Unità Italiana a Firenze hanno riportato alla luce materiale databile tra il IV secolo e l'inizio del V secolo d.C.

Durante la prima fase di frequentazione dell'area, risalente al I secolo a.C., come indicato dalla presenza di un fossato orientato NO-SE, nel cui riempimento è stata trovata una moneta probabilmente d'argento, non si riscontrano evidenti tracce di strutture murarie, suggerendo che l'area fosse destinata alla coltivazione.

Nel corso del I secolo d.C., viene costruito un edificio, successivamente ampliato. La struttura più antica, indicata con la lettera A, viene ulteriormente ampliata con un secondo edificio (B). Sebbene l'edificio si trovi a poche decine di metri dall'angolo nord-est della cerchia muraria romana, il suo orientamento è simile alla centuriazione dell'agro.

L'impianto A, probabilmente di forma rettangolare, ha brevi fondazioni a secco, mentre l'elevato, forse in opus craticum, è costruito su un basamento di cui restano poche tracce sul fronte perimetrale orientale. L'edificio ha un portale di accesso a est, incorniciato da due pilastri rettangolari sporgenti verso l'esterno. Sono state avanzate varie ipotesi sulla funzione di questo piccolo edificio. L'interpretazione più plausibile è che si tratti di una struttura parte di un contesto agricolo molto più complesso.

Una volta esaurita la sua funzione, la costruzione subisce una modifica significativa: l'accesso viene probabilmente spostato sul lato opposto, indicando una parcellizzazione della proprietà o un cambio di funzione.

La nuova costruzione, l'impianto B, databile alla seconda metà del I secolo d.C., ha una pianta rettangolare molto più ampia rispetto al primo edificio.

Anche la tecnica edilizia cambia, infatti gli angoli sono realizzati in opus cementicium.


Planimetria edifici A in verde e B in blu.


Lo spazio interno della nuova costruzione è suddiviso in quattro ambienti tramite tramezzi realizzati con pietre grossolanamente sbozzate e unite con malta. Questa suddivisione interna, da sola, non indica un cambio di destinazione d'uso, ma considerando tutti gli elementi finora esposti, si potrebbe ipotizzare un importante cambiamento: da privato a pubblico, tenendo conto sia della vicinanza con la città sia della rotazione dell'ingresso che potrebbe affacciarsi sulla strada in uscita da Florentia.

Dopo una fase di spoglio e obliterazione dell'area occupata dall'edificio B, la sequenza stratigrafica rivela un'intensa fase di vita testimoniata dalla presenza di diversi focolari distribuiti all'interno della costruzione.


Dettagli dell'area meridionale dello scavo di piazza dell'Unità Italiana.


Questa fase si sviluppa dopo la demolizione o il crollo dell'edificio B, poiché alcuni focolari sono situati direttamente sulla base dei muri. In connessione con i focolari e i loro piani d'uso, è stata trovata una notevole quantità di monetine in bronzo, tutte databili al IV-V secolo d.C., insieme a frammenti di oggetti in bronzo e ferro, oltre a frammenti ceramici che confermano tale datazione. La presenza dei focolari suggerisce un contesto produttivo artigianale probabilmente legato alla fusione e al riutilizzo di materiali metallici.

L'ultima fase di utilizzo dell'area, datata al V secolo d.C., è caratterizzata da una frequentazione sporadica, testimoniata dalla presenza di frammenti ceramici appartenenti a diverse classi tipologiche e a oggetti in metallo.

L'abbandono definitivo è indicato dalla grande quantità di frammenti di laterizi di copertura, tegole e coppi, trovati principalmente nella zona centrale e meridionale lungo il limite dello scavo. La fase successiva è segnata dal deposito di stratigrafie naturali formatesi in un lungo periodo, tra l'abbandono dell'edificio B e l'epoca moderna.

Dopo la fase di spoglio e obliterazione dell'edificio B, i focolari, individuati all'interno dei resti della struttura, e le aree circostanti hanno restituito numerosi oggetti in bronzo e ferro, in parte assemblati e deliberatamente frammentati.

Per quanto riguarda il ferro, si distinguono chiaramente vari elementi fusi insieme, indice di un'attività produttiva. Per i reperti in bronzo, invece, si trovano diverse tipologie di oggetti: monete, ornamenti personali, chiavi e borchiette usate come applicazioni su contenitori.

Interessante infine è il ritrovamento di un pendente in bronzo a forma di fallo, il più potente simbolo apotropaico nell'antichità.


Pendente a forma di fallo dallo scavo di piazza dell'Unità Italiana.


In relazione ai focolari, sono stati trovati anche frammenti di ceramica rivestita ad ingobbio, con colature rosse e da fuoco, databili al IV-V secolo d.C. Sono stati rinvenuti numerosi contenitori da trasporto in questi accumuli, che rappresentano un'importante testimonianza dei commerci e del consumo locale di olio, vino e salsa di pesce. Le anfore africane, la ceramica da cucina e la ceramica sigillata africana sono presenti in pochi esemplari.

Dopo le attività produttive legate ai focolari, è stata rilevata una presenza antropica sporadica grazie al ritrovamento di materiale ceramico e reperti metallici, come una discreta quantità di monetine di epoca tarda, un ago in bronzo per la fabbricazione delle reti e un falcetto in ferro.

Le evidenze archeologiche esaminate in questa parte dello scavo in piazza dell'Unità Italiana sono probabilmente collegate alle strutture rinvenute nei sotterranei di Palazzo Cerretani, situato a pochi metri di distanza.

I lavori di ristrutturazione e restauro dei sotterranei di Palazzo Cerretani hanno offerto l'opportunità di acquisire dati e informazioni sulla storia del luogo.

In un solo ambiente dei sotterranei è stata individuata una porzione di terreno delimitata da due fondazioni medievali, che conserva l'intera sequenza stratigrafica dal terreno geologico fino al XIII-XIV secolo d.C.

Durante le attività di cantiere, alcuni strati hanno restituito reperti ceramici di epoca romana databili tra I e IV secolo d.C. All'epoca romana sono sicuramente attribuibili le porzioni residue di due strutture murarie connesse tra loro, situate sotto la zona centro-orientale del palazzo, che rappresentano ciò che rimane in situ di un impianto di spremitura vinaria di epoca romana, ormai ampiamente distrutto dalla successiva costruzione di una cantina per le abitazioni recenti.


Stratigrafia nel vano 26 del piano sotterraneo di Palazzo Cerretani: US40 strato geologico vergine, US84 periodo romano, US35 parziale abbandono alto medievale, UUSS 32-30-10bis fase di vita medievale.


La parte della sala destinata alla vasca di spremitura (calcatorium) si è conservata fino ad oggi per circostanze fortuite, poiché è stata inglobata dalla costruzione di una fondazione medievale sovrastante, che successivamente è stata trasformata nella parete di uno scantinato.

Del calcatorium rimane una porzione del fondo in calcestruzzo, che presenta una leggera pendenza per consentire il deflusso dei liquidi verso la vasca di raccolta (lacus).


La sequenza stratigrafica del calcatorium US76, coperto dalle fondazioni della Turris US69.


Accanto al lacus è stata scoperta una struttura muraria ipogea parziale, di forma circolare, costruita a secco con lastre di pietra disposte a filari aggettanti, appartenente a un'epoca incerta, gravemente danneggiata dalla costruzione del muro perimetrale nord della cantina, che divide la muratura in due parti.

La presenza di un impianto di produzione vinicola di epoca romana in questa zona di Firenze è significativa, poiché rappresenta un precedente storico di una vocazione agricola dell'area che si è mantenuta fino al Basso Medioevo, come dimostra il toponimo “Sancta Maria inter vineas” riferito alla chiesa antecedente a Santa Maria Novella.

L'uva prodotta localmente, chiamata “Sopina”, era ampiamente coltivata nella valle dell'Arno dal I secolo a.C., come attestano sia Plinio il Vecchio che Dionigi di Alicarnasso.

Dopo secoli di sostanziale abbandono insediativo, le nuove costruzioni sorte nell'area sembrano databili forse alla prima metà del XIII secolo. Tra queste spiccano i resti di una struttura difensiva extraurbana con feritoie, convenzionalmente definita “Turris”, con fondazioni in pietrame misto a ciottoli fluviali.


La vasca di raccolta lacus del calcatorium.


Durante lo scavo per la fondazione, i costruttori scoprirono il calcatorium di epoca romana, che fu quindi riutilizzato come sottofondazione, consentendone la conservazione parziale.

La Turris continuerà ad esistere fino ai giorni nostri, inizialmente affiancata e poi inglobata da altri edifici, che a partire dalla fine del Cinquecento saranno unificati in una ristrutturazione che assumerà la forma definitiva del Palazzo Cerretani, come lo conosciamo oggi.


Bibliografia:

Maddalena Vacca, Elena Martelli, Maurizio Martinelli, Donato Colli; in Archeologia invisibile a Firenze. Storia degli scavi e delle scoperte tra San Lorenzo, Santa Maria Novella e Fortezza da Basso. Firenze 2020.


Parole chiave

Opus craticum - L'opus craticium, letteralmente opera a graticcio. Si tratta di una tecnica già ampiamente utilizzata dai Romani per la realizzazione di edifici con struttura portante completamente di legno.

Opus cementicium - L'opus caementicium, o opera cementizia, è l'innovativa tecnica edilizia romana, simile al moderno calcestruzzo, composta da un legante (malta di calce e pozzolana) e un inerte (caementa: pietre, frammenti di laterizi). Questa tecnica, diffusa dal III-II sec. a.C., ha permesso la costruzione di edifici duraturi (come il Pantheon) e grandi infrastrutture.

Calcatorium e Lacus - Il calcatorium (dal latino calcare, pigiare) era l'area, spesso una vasca pavimentata, destinata alla pigiatura dell'uva con i piedi nelle antiche ville romane. Situato vicino alla cella vinaria, il succo prodotto veniva poi convogliato in contenitori (dolia o lacus) per la fermentazione, prima del passaggio al torchio (torcularium).


https://maps.app.goo.gl/upwytWXECDys6vML7








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