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La Terramara di Santa Rosa di Poviglio (Reggio Emilia)

La terramara di Santa Rosa nata dall'unione di due insediamenti nella media età del Bronzo

Di Attanasio Salvatore


Le Terramare rappresentano un tipo di insediamento che segna una chiara discontinuità rispetto alle precedenti tipologie insediative, come le palafitte e le bonifiche.

Questi insediamenti iniziano a svilupparsi in una fase avanzata del BMI e nella transizione al BMII, diffondendosi in tutta l'area padana. Questo fenomeno coincide con l'affermazione dell'aspetto di Tabina e l'inizio delle terramare.

Alla fine degli anni '70 e '80, si assiste a una rinascita degli studi sulle terramare. La ripresa degli scavi si basa sulle ipotesi avanzate alla fine dell'Ottocento, in particolare da Pigorini.

Nella terramara di S. Rosa di Poviglio, conosciamo bene l'insediamento e la sua estensione; esso nasce a partire dal BMII e conclude il suo ciclo nel BRII, permettendoci di osservare le sue trasformazioni complete a livello diacronico. Si trova in Emilia centrale, nella provincia di Reggio Emilia, in un'area caratterizzata dalla presenza di altre tre grandi terramare, e si affaccia sul paleoalveo del Po.

Le foto aeree hanno mostrato che la terramara è composta da due insediamenti, chiamati villaggio piccolo e villaggio grande, entrambi circondati da un terrapieno.

Questo è il risultato di un processo di agglutinazione di un insediamento più grande, a partire dal BM, con un insediamento più piccolo nato nel BMII, portando alla formazione di un sito unico che rimane tuttavia diviso in due poli distinti.


Foto aerea della Terramara


I lavori agricoli hanno profondamente trasformato l'area, un piccolo villaggio fondato durante il BMII. Il villaggio si estendeva su circa un ettaro, quindi era piuttosto piccolo, questa zona divenne una cava di terramara nell'Ottocento.

A causa della distruzione dei depositi, gli scavi hanno permesso di individuare pochi resti, ma hanno messo in luce un'estesa disposizione delle buche di palo e delle strutture negative, come fosse e pozzetti di scarico, tipiche delle aree abitative. Non è possibile rilevare una regolarità nella disposizione, poiché l'assenza di pattern regolari deriva dalle varie fasi costruttive che si sono succedute nel tempo. Alcune buche di palo sono mediamente profonde, altre meno, e i pali erano infissi per alesamento, sfruttando la pressione dall'alto per inserire il palo nel substrato sterile. I depositi antropici sono cresciuti verticalmente a causa delle sovrapposizioni abitative, con una prima fase impostata sul substrato sterile e successive fasi a quote più elevate.


Veduta panoramica dello scavo e le buche di palo.


È probabile che per alcune parti delle strutture i pali fossero infissi ad una quota abbastanza costante. Esiste una proporzionalità tra la profondità delle buche dei pali e l'antichità delle fasi: le buche dei pali più profonde corrispondono alle fasi più antiche, mentre quelle meno profonde sono più recenti.

La fase più antica corrisponde al primo impianto del sito. In tutte e tre le fasi il tessuto insediativo interno è composto da case rettangolari orientate nella stessa direzione, con dimensioni simili. Anche quando le case venivano demolite e ricostruite, occupavano sempre la stessa area. Dalla fase A alla fase B, si passa da un assetto abitativo con raggruppamenti distinti a un tessuto insediativo continuo, riflettendo un incremento demografico. Il pavimento in argilla scottata indica che il piano di calpestio della casa era asciutto e accessibile. Le analisi micromorfologiche hanno dimostrato che la realizzazione di questi pavimenti in cotto richiedeva una selezione dei componenti, e questa tecnica di battuto è rimasta in uso fino al 1950 in Emilia per realizzare le aie.

Le abitazioni erano costruite su impalcati aerei in ambienti asciutti, con scarichi accessibili tramite botole, e il piano di calpestio inferiore della terramara era asciutto, con un'attività di calpestio limitata.

La conservazione delle parti in legno delle strutture avveniva per mineralizzazione, con le fibre organiche sostituite da sostanze chimiche, fenomeno che si verificava soprattutto in presenza di depositi di sterco, in particolare ovino. Pertanto, il piano d'uso della terramara doveva includere anche il ricovero degli animali. Lo studio dei tavolati rivela tecniche di carpenteria molto raffinate, e l'orientamento rispetta sempre la direzione nord-ovest sud-est che caratterizza il sistema delle terramare. Per quanto riguarda gli alzati, non è chiaro se fossero intonacati, o se lo fossero solo in parte. La scarsità di frammenti di intonaco potrebbe dipendere dalla loro conservazione, poiché sono elementi sottoposti a grande pressione.

La presenza di pareti con intelaiatura vegetale intrecciata e pochi intonacati favoriva la fuoriuscita del fumo anche attraverso le pareti.

Pozzi di captazione delle acque


Il sistema di perimetrazione del villaggio piccolo si articola in due fasi distinte: la prima, tra il BMII e il BMIII, era caratterizzata da una palizzata interna e un fossato esterno.

Questa staccionata, più che una palizzata vera e propria, era costituita da pali verticali su cui erano fissati orizzontalmente pali di quercia. I pali erano inseriti in una canaletta per garantire stabilità. L'accesso al villaggio avveniva tramite un ponte. Questo sistema di piccola palizzata fu completamente eliminato e sostituito da un imponente terrapieno in terra armata, accompagnato da un secondo fossato esterno.

Il villaggio grande, di cui è stata scavata una vasta area, si posiziona tra l'interno e l'esterno del sito, seguendo il sistema di perimetrazione.

Nel complesso, il sito della terramara copre un'estensione di poco più di 7 ettari, con il villaggio grande che ne occupa 6. Esistono due orizzonti abitativi nel villaggio grande: il più antico è l'orizzonte a cumuli di cenere "fase I", che si colloca tra la fine del BMIII e il BRI.

Il secondo livello insediativo, "fase II", corrisponde all'orizzonte degli strati sommitali nell'ultima fase di vita dell'insediamento.

Nella fase I si osservano episodi di ristrutturazione delle case, ma non si riscontra un'intensa presenza di buche di palo, indicando un minore utilizzo di pali.

Si individuano file parallele perfettamente allineate di buche di palo, che indicano un orientamento rigido lungo l'asse nord-ovest sud-est, corrispondente all'orientamento dei due lati lunghi principali dell'insediamento.

Il modello abitativo e gli orientamenti rimangono costanti, anche se il villaggio grande rappresenta un ampliamento del villaggio piccolo, realizzato a causa dell'aumento demografico.

I livelli stratigrafici della prima fase mostrano depositi antropici caratterizzati da scarichi cumuliformi, suggerendo la presenza di case con impalcati aerei in asciutto.

L'analisi della distribuzione delle buche di pali, dei scarichi cumuliformi e dei piani in cotto permette di identificare aree occupate da case e fasce che, per l'assenza di scarichi domestici, non avevano funzione abitativa, come si verifica nella parte retrostante di alcune case.

Nella parte centrale dello scavo si trova una sequenza di 8 o 9 case di dimensioni maggiori rispetto a quelle del villaggio piccolo, disposte su tavolati separati di forma rettangolare e isorientate, a schiera e in file parallele. Vicino alle case ci sono strutture rettangolari impostate su quattro grossi pali portanti, identificabili come granai o depositi su impalcato aereo.

Le zone non destinate ad attività domestiche e non occupate da case mostrano allineamenti di pali che non possono essere interpretati come strutture accessorie, ma che appartengono sicuramente a strade o passerelle sopraelevate.

Le strade sono isorientate formando quasi una scacchiera regolare e si originano da due porte d'accesso, definendo isolati, alcuni destinati a zone residenziali e altri ad altre funzioni.


Planimetria complessiva del villaggio grande e del villaggio piccolo.


Nella zona periferica del sito si trova una serie di pozzi per la captazione delle acque. Questi pozzi sono ampi bacini che si estendono in profondità per diversi metri, intercettando i livelli sabbiosi e le falde acquifere. Nel BRII, durante la seconda fase dell'abitato, con diverse caratteristiche stratigrafiche, si osservano strati di crescita antropica che indicano che le abitazioni erano costruite direttamente a terra, anziché su strutture sopraelevate. Prima di questa fase, vi era un'intensa attività di riporto di strati terrosi, simile a una bonifica, per sigillare gli strati della fase I, seguita da una ristrutturazione generale dell'insediamento.

Le case sono costruite a livello del suolo con un uso limitato delle buche di palo. Evidentemente, oltre a un pavimento battuto, le case avevano strutture verticali fissate su travi dormienti, forse strutture in argilla che sostenevano i pali o direttamente realizzate a terra con travi dormienti rinforzate con zoccoli di argilla cruda. Le case mantengono lo stesso tipo di asse portante della fase precedente, e l'orientamento delle strutture rimane invariato; una delle strade scompare mentre l'altra si conferma come l'asse portante, trasformandosi da passerella sopraelevata a strada di terra. Il sistema di perimetrazione si sviluppa in due fasi: la prima non include un terrapieno ma un fossato, con la fascia dei pozzi che si appoggia alla recinzione dell'abitato, costituita da una struttura lignea con doppia palizzata.

L'esterno del sito presenta una zona in declivio delimitata da una palizzata; a sud si trova il grande fossato collegato a un canale.

L'accesso all'abitato avveniva tramite ponti che attraversavano il canale e il grande fossato. In questo periodo, quindi, i due insediamenti coesistono, collegati ma separati dal canale.

Nel BRII, la perimetrazione subisce un'ulteriore trasformazione: le strutture e la palizzata del primo fossato vengono sigillate con la costruzione di un grande terrapieno in terra armata simile a quello del villaggio piccolo; ciò corrisponde all'apertura di un nuovo fossato. Nel fossato vengono scavati dei pozzi poiché in questa fase non è più alimentato da acqua ed è asciutto.

I pozzi della seconda fase non si limitano a raggiungere il primo livello acquifero ma arrivano al secondo; è evidente che in questo momento ci troviamo in una situazione di crisi idrica con un chiaro calo dei canali, un periodo di aridità; crisi climatica del XII secolo; è una delle ragioni che innesca i fenomeni di crisi che porteranno a una crisi globale.

L'acqua nei pozzi veniva estratta tramite un bilanciere, utilizzando la tecnica dello shaduf, ancora presente in alcune zone dell'Africa.

L'acqua estratta da questi pozzi garantiva l'irrigazione dei campi, che prima era assicurata dal deflusso del canale ma che ora deve essere realizzata attraverso un lavoro comune.

Le terramare, pur mantenendo una base omogenea, presentano una grande variabilità dal punto di vista della perimetrazione.

Il controllo delle acque è lo strumento chiave del successo del sistema delle terramare, un sistema che basa la sua produttività sulla capacità di occupare aree asciutte. Una terramare è sempre il risultato di un progetto preciso definito a monte dalla comunità.


Parole chiave

 Terramare - Il termine Terramare (o terremare) indica vasti insediamenti preistorici dell'età del Bronzo (XVI-XII secolo a.C.) diffusi nella Pianura Padana. Il nome deriva dal dialetto emiliano "terra marna" (terra grassa), indicante gli antichi cumuli di terreno scuro e ricco di reperti organici lasciati da queste antiche comunità. 

Luigi Pigorini - Luigi Pigorini (Fontanellato, 10 gennaio 1842Padova, 1º aprile 1925) è stato un archeologo e politico italiano. Gli sono stati intitolati un museo omonimo a Roma e una galleria a Parma.

Alesamento - L'espressione "alesamento dei pali" (o alesatura) si riferisce a una tecnica di perforazione per la realizzazione di pali di fondazione nel terreno.

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