top of page

Gli scavi archeologici di Piazza Sant'Ambrogio a Milano: il sepolcreto tardoantico – altomedievale e la necropoli ad martyres (Milano)

Gli scavi per la realizzazione del nuovo parcheggio pubblico interrato in piazza S. Ambrogio a Milano hanno portato alla luce le testimonianze di un antico sepolcreto.

Di Attanasio Salvatore


In vista della costruzione di un parcheggio pubblico sotterraneo in Piazza Sant'Ambrogio a Milano, dal 2006 al 2008 è stata condotta una campagna di scavo preventivo per esaminare l'antica stratificazione antropica presente nel sottosuolo della piazza.

Gli scavi hanno rivelato una sequenza stratigrafica che va dall'epoca romana fino all'alto medioevo.

La stratificazione di epoca romana e alto medievale è composta principalmente da fondi di fosse e da pochissimi depositi sfuggiti alle manomissioni moderne.

Essa testimonia un utilizzo del sito con diverse funzioni, situato all'epoca nel sobborgo sud-occidentale dell'antica Mediolanum, vicino all'asse stradale che, uscendo dalla città, conduceva verso il Piemonte orientale.

Durante gli scavi è stata individuata una necropoli, riferibile a una parte piuttosto marginale dell'antico sepolcreto ad martyres, una delle più importanti e vaste aree cimiteriali milanesi, sorta in una zona extraurbana nota come hortus Philippi.

È solo con il IV secolo d.C. che la presenza cristiana nell'area diventa significativa, determinando la formazione del principale polo devozionale suburbano, santificato dalla presenza di reliquie martiriali. La testimonianza di Ambrogio ci fornisce il nome di questo cimitero, ricordando che quasi ogni giorno si recava alle tombe dei martiri, mentre fonti agiografiche successive di qualche decennio preferiranno usare l'espressione hortus Philippi o domus Philippi.

Probabilmente ai tempi del vescovo Materno, durante il regno di Costantino e del figlio Costante, in quest'area vennero trasferiti da Lodi i resti dei martiri Vittore, Nabore e Felice.

Ambrogio ritroverà nel giugno del 386 d.C., in quest'area funeraria, i resti di Gervasio e Protasio, trasferendoli provvisoriamente nella vicina basilica Faustae per poi deporli definitivamente sotto l'altare della basilica ambrosiana.

Oggi non rimane nulla della basilica Naboris et Felicis, e della basilica Faustae se non la loro approssimativa collocazione topografica.

Il fulcro della necropoli ad martyres si sviluppava quindi a breve distanza dalla cerchia muraria, ai lati di un percorso che doveva coincidere con l'attuale via San Valeria e attraversava la cinta tramite una pusterla, facilitando il collegamento diretto con il quartiere del circo e del palazzo imperiale. A nord della strada sorgeva la memoria dei santi Nabore e Felice, a sud la basilica Faustae e il mausoleo dei Valeri, mentre a ovest erano collocate la basilica ambrosiana e il sacello di San Vittore.


Localizzazione dei principali edifici del cimitero ad martyres: 1. San Ambrogio; 2. San Vittore; 3. San Vitale (basilica Faustae); 4. S. Valeria; 5. basilica Naboris ed Felicis.


La presenza di numerosi corpi santi suscitava l'interesse devoto dei fedeli, i quali desideravano che i propri resti mortali fossero posti sotto la protezione dei santi, cercando una sepoltura all'interno delle basiliche o nelle loro immediate vicinanze.


Planimetria generale delle tombe rinvenute nel settore meridionale dello scavo.


Il fenomeno della sepoltura ad sanctos è esplicitamente menzionato in diversi testi epigrafici ritrovati in questa zona, oltre ad essere attestato dalle numerose iscrizioni recuperate.

È probabilmente lo sviluppo di questo cimitero cristiano che ha portato all'abbandono di altre necropoli meno vicine agli edifici di culto, concentrando tutto intorno a quest'area.

Il cimitero ad martyres e quindi la testimonianza tramandata dalle fonti, rappresenta il sacrario delle più antiche memorie cristiane di Milano, ricco di luoghi sacri, edifici di culto e tombe venerate.

Le attività di epoca medievale e moderna che hanno successivamente interessato l'area hanno gravemente danneggiato e compromesso le testimonianze della necropoli, causando la scomparsa di ampie porzioni del sepolcreto e dei relativi depositi.


Tombe 69-71: Sepolture in cassa lignea.


Il costante rimescolamento del terreno in un'area che ha subito numerose trasformazioni d'uso ha portato al ritrovamento di reperti di epoca romana in stratigrafie di periodi successivi. Tuttavia, le caratteristiche di questi manufatti non sembrano indicare un'origine funeraria, ma piuttosto suggeriscono una frequentazione sporadica del sito nei primi secoli d.C.

La maggior parte delle sepolture si trova nel settore meridionale dell'area esaminata durante l'indagine archeologica, non lontano dalla basilica ambrosiana.

Le tombe sono infatti disposte molto vicine tra loro e spesso si sovrappongono.

Un utilizzo così intenso di uno spazio funerario limitato si riflette nell'organizzazione e nello sviluppo dei vari settori delle fasi del III e IV secolo d.C. della necropoli studiata nei cortili della vicina Università Cattolica, suggerendo l'esistenza di un lotto funerario non ampio, probabilmente appartenente a un gruppo di individui legati da rapporti familiari o sociali.

Una datazione cronologica della sequenza risulta difficile a causa dell'assenza di corredi nelle sepolture. Tuttavia, già nelle prime stratificazioni si trovano reperti ceramici riconducibili a un orizzonte tardo antico, mentre diverse monete e frammenti di terra sigillata africana forniscono un terminus post quem per l'ultima fase delle deposizioni.

La formazione di questo lotto funerario non sembra precedere di molto la costruzione della basilica ambrosiana e sembra essere ancora in uso dopo la sua costruzione.

Nella fase successiva, il sepolcreto assume caratteristiche decisamente diverse: aumenta il numero delle sepolture che si espandono, occupando aree prive di precedenti attestazioni funerarie.

L'organizzazione diventa meno intensiva, le tombe risultano più distanziate tra loro e quasi tutte le sovrapposizioni vengono evitate. Da questo momento, le tombe sono prevalentemente orientate con asse nord-est/sud-ovest, in linea con la basilica ambrosiana, che probabilmente funge da significativo punto di riferimento ideale: il sepolcreto è quindi utilizzato da individui di fede cristiana che affidano i propri resti mortali alla protezione dei martiri.


Tomba 52: Sepoltura in fossa terragna.


Quando è possibile identificare le modalità di deposizione del corpo, esso appare collocato in posizione supina, con la testa all'estremità occidentale della sepoltura. Questa pratica è molto comune nelle sepolture dell'epoca tardo antica e alto medievale, riflettendo una visione escatologica che simbolicamente consente al defunto di vedere l'alba della vita ultraterrena.

La postura costretta di diversi scheletri indica che i corpi venivano talvolta deposti in sudari stretti, mentre la presenza di chiodi suggerisce che in altri casi fossero utilizzate barelle o casse di legno. Quasi tutte le tombe erano prive di corredo; solo due contenevano monete vicino allo scheletro, risultate purtroppo illeggibili. Potrebbe essere stato parte di un corredo tombale anche un orecchino d'oro con inserto in pietra dura.


Orecchino aureo forse dalla tomba 1.


Due piccoli frammenti di marmo con iscrizioni possono essere collegati agli usi epigrafici cristiani: il primo, trovato nel riempimento della tomba 5, mostra una rappresentazione schematica di un pane, riferendosi all'eucaristia, mentre il secondo contiene l'epitaffio che i genitori dedicano al figlio defunto.

La tipologia delle sepolture è principalmente in fossa terragna, entro anfora, alla cappuccina, o in cassa di murature laterizie.

Le modalità di organizzazione della fase funeraria appena descritta presuppongono l'esistenza della basilica ambrosiana e quindi una cronologia di impianto successiva al 386 d.C., ma risulta difficile definirne la durata di utilizzo in assenza, al momento, di indicatori cronologici precisi.


Frammento epigrafico paleocristiano dalla tomba 5.


Per la fase altomedievale, alcuni reperti vitrei e ceramici sono correlati alla frequentazione del sepolcreto. Al IV – VI secolo d.C. sono attribuiti anche diversi frammenti di lucerne, ritrovati fuori contesto.

Si può quindi suggerire che il sepolcreto si sia sviluppato durante il V – VI secolo d.C., con una frequentazione del sito che continua anche nella prima metà del VII secolo, come indicano alcuni rari manufatti di epoca longobarda a Milano.

Lo studio delle ossa e degli individui del sepolcreto ha permesso di individuare lo stile di vita degli inumati, comprese lesioni, ferite e carenze nutrizionali.

Al gruppo più numeroso, risalente al V e VI secolo, appartengono complessivamente 56 scheletri, tutti estremamente frammentati e in pessime condizioni di conservazione.

Nel 16% dei casi, i resti appartengono a soggetti di sesso maschile, mentre l'11% sono riferibili al sesso femminile; nel 73% dei casi non è stato possibile determinare il sesso.

Per quanto riguarda l'età, l'elevato stato di frammentazione ha permesso solo in pochi casi di ottenere una stima precisa: nel 63% dei casi, i resti rinvenuti appartengono a individui adulti, mentre nel 26% lo stato di sviluppo scheletrico era incompleto.

In alcuni casi, sono presenti segni di artrosi anche in soggetti di sesso maschile di età compresa tra i 14 e i 17 anni, il che suggerisce un inserimento precoce dell'individuo nelle attività lavorative.

In cinque soggetti vi sono tracce patologiche che indicano uno stato di denutrizione accompagnato da uno stress biologico subito durante l'età dello sviluppo, mentre un ulteriore dato significativo riguarda la presenza di segni di fratture ossee soprattutto su individui di sesso femminile.

L'estremità settentrionale della necropoli ha restituito la presenza di un individuo nella tomba 23, la cui datazione al radiocarbonio ha fornito un orizzonte cronologico compreso tra il 1290 e il 1430.

Questa sepoltura risulta particolarmente interessante sia per la modalità di deposizione che per le condizioni del giovane inumato: la postura costretta dello scheletro suggerisce infatti che la salma sia stata deposta avvolta in un sudario, e due piccole fibbie in ferro recuperate all'altezza di ciascun femore potrebbero aver fatto parte della cinghia utilizzata per serrare il tessuto intorno al cadavere.

Inoltre, le analisi antropologiche hanno rilevato che l'uomo aveva subito una morte violenta: gli erano state spezzate, in maniera simmetrica e presumibilmente intenzionale, le braccia e le gambe ed era stato finito con due colpi di arma bianca inferti al capo e all'addome.

Tale feroce trattamento può forse rimandare al supplizio della ruota, ampiamente utilizzato nel corso del medioevo e sino all'età moderna per punire crimini di particolare gravità.

Il condannato, disteso e legato a un cavalletto o a una ruota di carro, subiva la frattura degli arti mediante mazze e bastoni; la ruota, con il suo macabro carico, veniva poi innalzata orizzontalmente su un palo fissato solo per essere esposta al pubblico.


Tomba 23: l'inumato vittima di una pena capitale.


A Milano, la pena della ruota è menzionata tra le sanzioni previste nei decreti viscontei; era destinata a coloro che commettevano crimini contro lo Stato, ai briganti colpevoli di omicidio, agli avvelenatori, e a chi aveva ucciso la moglie, i figli o il padrone di casa.


Ricostruzione ipotetica del supplizio del soggetto della tomba 23.


Il soggetto della tomba 49 è un maschio di età compresa tra i 17 e i 22 anni; l'analisi antropologica ha rilevato caratteri non caucasoidi, suggerendo che l'individuo appartenesse probabilmente all'etnia negroide. Questo individuo è interessante perché l'esame scheletrico indica che fosse presumibilmente coinvolto in attività lavorative usuranti, probabilmente legate al trascinamento e allo spostamento di grandi pesi, forse all'interno di un cantiere. Non è possibile determinare con precisione la cronologia della sepoltura, ma si possono avanzare due ipotesi: l'individuo potrebbe aver lavorato nel cantiere della basilica ambrosiana, oppure, se fosse contemporaneo all'individuo della tomba 23, si potrebbe ipotizzare il suo coinvolgimento in un cantiere del XIV secolo.


Bigliografia

Di Leonardo de Vanna. La sequenza stratigrafica degli scavi archeologici di Piazza Sant'Ambrogio a Milano, in Il volto di una Piazza: indagini archeologiche per la realizzazione del parcheggio in Piazza Sant'Ambrogio a Milano. 2015.

Parole chiave

Mediolanum - Mediolanum era una città romana della Regio XI Transpadana. Il suo centro abitato corrisponde alla moderna Milano, la quale ne rappresenta l'evoluzione storica.

Pusterla - Il termine pusterla (o postierla) indica principalmente una piccola porta secondaria o di emergenza nelle fortificazioni medievali.

Sepoltura ad Sanctos - La sepoltura ad sanctos (vicino ai santi) è un'usanza diffusa tra il IV e l'alto Medioevo, che consisteva nel seppellire i defunti nelle immediate vicinanze delle tombe di martiri o santi, spesso all'interno delle chiese. Questo fenomeno rispondeva al desiderio di protezione spirituale e di una più rapida salvezza, grazie alla vicinanza fisica alle reliquie, percepita come una forma di intercessione.

Tomba alla cappuccina - La tomba a cappuccina è una tipica sepoltura a inumazione di epoca etrusco-romana (diffusa soprattutto tra l'età imperiale e il tardoantico), destinata principalmente alle classi meno abbienti. Il corpo veniva deposto in una fossa e coperto da tegole (embrici) o mattoni disposti a doppio spiovente, formando un tetto simile al cappuccio di un frate.


https://maps.app.goo.gl/w3JMCd5xeRLqKFKs7



 

Project Gallery

bottom of page