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Il Pozzo sacro di Is Pirois (Villaputzu, Cagliari)

Il pozzo sacro di Is Pirois, è un pozzo sacro nuragico situato in località Is Pirois nel comune di Villaputzu nella città metropolitana di Cagliari.

Di Attanasio Salvatore


Il pozzo sacro di Is Pirois è un pozzo sacro nuragico situato nella località di Is Pirois, nel comune di Villaputzu, nella città metropolitana di Cagliari.

La sua scoperta avvenne per caso alla fine degli anni Settanta, quando sulla sommità della collina erano già stati costruiti una stalla a corpo basso e allungato e un piccolo edificio adibito ad abitazione.

All'inizio degli anni Ottanta, due campagne di scavo permisero di rimuovere i crolli che coprivano parzialmente l'edificio. In quegli anni, l'area archeologica fu delimitata con una recinzione e si avviarono le procedure per la dichiarazione di interesse culturale e il vincolo successivo.


Pianta a sezione del pozzo.


Nel corso del tempo, il monumento non ha subito danni rilevanti, sebbene in alcune occasioni siano stati segnalati cedimenti della recinzione e la presenza di animali che entravano nell'area recintata.

La proposta di ristrutturazione dell'ovile e la creazione di ambienti annessi, avanzata alcuni anni fa dal proprietario del terreno, ha offerto l'opportunità di riconsiderare la questione sia dal punto di vista archeologico che per la valorizzazione del sito.

L'edificio si trova su un pendio e si adatta a esso; questo adattamento al contesto naturale fa sì che la muratura presenti un'altezza maggiore a valle e minore a monte, contenendo così, nel dislivello, lo sviluppo completo del vano che racchiude il pozzo e un secondo ambiente che lo sovrasta. Il paramento a vista è realizzato con pietre di varie dimensioni, apparentemente senza selezione; tuttavia, una selezione è evidente nella struttura interna ed esterna, dove i paramenti sono composti da filari di lastrine di pietra locale disposte con regolarità e precisione sia nella facciata dove si apre l'ingresso che nella tholos; accurati anche gli otto gradini che conducono al pozzo e la serie di architravi che seguono l'andamento della scala.

La presenza dell'acqua, alimentata da una sorgente, che copre anche i gradini più bassi, impedisce di apprezzare la reale profondità del pozzo, che ha una struttura cilindrica e un diametro modesto.

Un secondo vano, privo di accessi dall'esterno, è ricavato nella parte alta dell'edificio; il suo pavimento, coperto da lastre di pietra, presenta al centro un foro di piccolo diametro in corrispondenza della chiave di volta della tholos interna.

Tra la parete e il pavimento si trova inoltre una piccola nicchia; mentre l'ingresso è protetto da due bracci murari costruiti con una tecnica simile a quella del paramento esterno.

La pulizia superficiale effettuata, eliminando pietrame sparso e vegetazione infestante, non ha rivelato unità stratigrafiche significative, ma ha permesso di individuare a monte dell'edificio l'affioramento di alcuni allineamenti di pietre che potrebbero appartenere a capanne di diverso diametro.

La loro presenza consente di stabilire analogie tipologiche con altri contesti che presentano capanne vicino a pozzi nuragici. Di maggiore importanza è il nuovo dato emerso dai lavori condotti nel settore antistante il pozzo. Sul declivio, infatti, si nota un salto di quota di circa 1 metro e mezzo che, durante gli interventi degli anni Ottanta, era stato utilizzato per accumulare pietrame e terra di risulta. La decisione di rimuovere anche questo materiale ha permesso di constatare, nella sezione messa in luce, la presenza di due murature, chiara testimonianza di un'altra struttura interrata, realizzata sull'asse dell'ingresso al pozzo.

Lo scavo ha inoltre restituito in gran parte frammenti di ceramica comune di età romana, difficilmente classificabili per forme e tipologia, fatta eccezione per alcuni frammenti d'anfora e, in minima parte, materiale di età nuragica con le stesse difficoltà di interpretazione.

Reperti provenienti da raccolte di superficie effettuate nelle campagne circostanti confermano la continuità di vita nell'area anche dall'età storica.

L'edificio non trova confronti nelle due caratteristiche che lo distinguono da altri monumenti simili: la prima è data dalla tecnica edilizia che combina l'uso di pietre di grandi dimensioni, semplicemente sbozzate e naturalmente informi, con quello delle lastrine intenzionalmente ricavate dalla pietra locale. La netta separazione tra le due tecniche è il risultato di chiare scelte estetiche più che funzionali. Tuttavia, il fatto che tale tecnica sia stata estesa anche al prospetto esterno indica la volontà di conferire all'ingresso un maggiore grado di rifinitura.

Rimangono tuttavia alcuni dubbi sull'aspetto originario del monumento, soprattutto per quanto riguarda l'elevato superiore, dati dalla documentazione fotografica realizzata durante i primi interventi che mostra un crollo costituito esclusivamente da lastre di schisto e non, come si potrebbe supporre dall'elevato residuo, da blocchi non lavorati.

Il secondo elemento caratteristico è rappresentato dalla presenza della camera superiore, di diametro maggiore rispetto al vano del pozzo e priva di accessi nell'elevato che si conserva.

Tuttavia, la presenza della nicchia ricavata a livello del pavimento del vano superiore e il foro cilindrico, che corrisponde al culmine della tholos inferiore, insieme alla comoda agibilità del vano, dimostrano che qualcuno, o qualcosa, doveva trovarvi posto, forse in occasioni particolari legate a pratiche rituali.


Bibliografia

Di Donatella Salvi: Il popolamento antico del Sarrabus: Is Pirois e San Priamo, 2008.


Parole chiave

Paramento - In archeologia e architettura, il paramento murario (o paramento) è la faccia esterna e visibile di un muro. Nei muri a spessore, si riferisce sia alla superficie esterna (l'alzato) sia al rivestimento stesso (es. pietra, mattoni).

Tholos - In archeologia, una thòlos (plurale thòloi) è una struttura a pianta circolare coperta da una falsa cupola. Questa copertura viene realizzata impilando anelli di pietra sovrapposti, con un diametro via via minore (tecnica aggettante) fino a chiudere la sommità.


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