
Il teatro romano di Bologna
Uno dei più antichi teatri romani di età repubblicana nel cuore di Bologna
Di Attanasio Salvatore
La documentazione archeologica dell'Emilia-Romagna relativa agli edifici di spettacolo di epoca romana non risulta particolarmente abbondante.
Da tempo si dispone di alcune interessanti informazioni, derivanti da vecchie segnalazioni o scoperte; a queste si possono aggiungere i contributi di ulteriori verifiche e nuovi scavi condotti negli ultimi anni.
Riguardo alla presenza di un teatro romano a Bononia, fino al decennio scorso mancavano prove certe, tanto che si potevano avanzare solo ipotesi spesso basate su qualche ritrovamento archeologico.
In una cronaca locale del XVI secolo erano stati segnalati marmi e colonne proprio nell'area dove oggi sorge effettivamente il teatro.
In quell'area, la soprintendenza archeologica ha condotto degli scavi tra il 1982 e il 1984, seguiti da alcuni sondaggi limitati nel 1989.

Planimetria dell'edificio teatrale in via Carbonesi.
Le indagini hanno quindi scoperto nel sottosuolo la presenza di consistenti murature, per lo più conservate solo nelle fondamenta, attribuibili quasi interamente alle sostruzioni della cavea di un edificio teatrale che occupava un'insula situata al margine meridionale della città romana.
Nonostante manchino informazioni sull'antico corpo scenico, i settori esplorati hanno comunque rivelato alcune importanti caratteristiche strutturali dell'imponente architettura, permettendo anche di identificarvi due distinte fasi costruttive.
Nella prima fase edilizia, corrispondente all'impianto di fondazione, l'emiciclo del teatro aveva probabilmente la forma di un semicerchio pieno, di circa 75 m di diametro.
La struttura era completamente autoportante, poiché fondata su una fitta serie di murature radiali costruite a vista all'interno di un ampio e unitario cavo di sbancamento.
L'orchestra di forma semicircolare, scoperta per un tratto brevissimo, aveva un diametro di circa 19 m. Tre settori delle gradinate dovevano poi aprirsi agli sbocchi dei corridoi rettilinei che attraversavano interamente la massa del terrapieno per creare ingressi secondari per gli spettatori, ricavati, almeno in numero di quattro, lungo il perimetro della cavea.
A caratterizzare maggiormente l'impianto architettonico del teatro bolognese di prima fase fu comunque indubbiamente la conformazione della fronte curvilinea della cavea.
Di aspetto robusto e massiccio, il muro perimetrale dell'emiciclo, alto circa 6 metri, era suddiviso da una sequenza continua di contrafforti elaborati.

Facciata e muri radiali
Il prospetto della cavea teatrale di Bologna presenta un'architettura unica, senza pari nel nord Italia, ma simile a molte costruzioni del centro Italia, in particolare nel Lazio e in Campania del I e II secolo a.C. Si tratta principalmente di grandi architetture pubbliche e funzionali, con arcate cieche simili ai corpi sostruttivi e ai prospetti terrazzati dei santuari di Ercole Vincitore a Tivoli e di Giove Anxur a Terracina.
Il resto della struttura della prima fase non mostra alcuna traccia di elementi decorativi o ornamentali, diretti o indiretti.
Sono però numerose e di grande interesse le indicazioni sulle tecniche edilizie usate nella costruzione, che prevedono l'uso sistematico di arenaria, una pietra tenera di cava appenninica locale. Uno degli elementi di maggiore interesse del teatro bolognese nella sua fase originale è la cronologia particolarmente antica.
La forma architettonica e la tecnica costruttiva impiegate richiamano chiaramente quella corrente di architettura tardo repubblicana spesso definita sillana, e più precisamente a un arco cronologico compreso tra il 120 e l'80 a.C. La notevole antichità inserisce quindi a pieno titolo il monumento bolognese nella fase formativa dell'architettura teatrale romana, come indicato anche dalla crescita strutturale che caratterizza il tipo di cavea, a terrapieno frazionato e sostruzioni non agibili.
L'inquadramento dell'edificio di Bologna in questa fondamentale fase formativa della storia dell'architettura teatrale romana assume un grande significato, soprattutto considerando che si trovava in un centro relativamente periferico, e che la fondazione, non posteriore all'80 a.C., è di alcuni decenni più antica del primo teatro stabile di Roma, inaugurato da Pompeo nel 55 a.C.
In realtà, proprio l'ambito decentrato e lontano dai condizionamenti e dalle censure politiche urbane, poté facilmente consentire l'adesione a nuove tendenze formali e allo sviluppo di nuove tipologie architettoniche.

Lastra con rivestimento decorativo.
Al momento della fondazione, il teatro bolognese, con i suoi 75 m di diametro, fu indubbiamente un'opera edilizia di grande portata; col passare del tempo, tuttavia, la crescita demografica e il progressivo rinnovamento della veste architettonica della città dovettero porre nuove esigenze sia di ordine formale che di ordine dimensionale. Alcuni indizi fanno pensare a una seconda fase costruttiva caratterizzata da una prima ristrutturazione dell'edificio teatrale in età proto-imperiale, periodo al quale è stato assegnato un pregevole elemento di grande trabeazione marmorea. Questo coincide con un radicale intervento di rifacimento e abbellimento dell'edificio scenico attuato in età augustea.
Ulteriori lavori di ristrutturazione interessarono la cavea, dove si mirò evidentemente al duplice scopo di ampliare la capienza dell'emiciclo e di abbellirne al tempo stesso la struttura. In questa seconda fase costruttiva il muro di contenimento della cavea fu trasformato, le arcate cieche furono demolite. L'orchestra subì delle modifiche, con l'allargamento del diametro a 21 m e una ripavimentazione probabilmente in lastre di marmo.
Se con tali lavori la cavea teatrale esteriormente assunse un aspetto simile a quello dei più recenti edifici teatrali di età imperiale, in realtà il vecchio e ingombrante corpo interno a terrapieno impedì di giungere a un'effettiva e sostanziale trasformazione.
Alle opere strutturali si accompagnarono altri interventi accessori, tra i quali notevole importanza assunsero le decorazioni ambientali e architettoniche.
Pavimenti a mosaico e opus sectile di marmi pregiati e rivestimenti parietali con motivi a stucco o affreschi a motivi fitoformi ornavano le grandi camere voltate dell'ordine inferiore della cavea; lastre calcaree con delicati rilievi architettonici rivestivano i vestiboli dei corridoi di accesso.
A questa seconda fase costruttiva risale un torso marmoreo rinvenuto ai primi del Cinquecento, appartenente a una statua che originariamente doveva trovarsi sul retro della cavea, in un ambiente di rappresentanza alla base del perimetro esterno; alcuni la attribuiscono a Nerone.
L'interesse per questa attribuzione aumenta ulteriormente se si considera che al medesimo imperatore è stato assegnato un frammento di iscrizione dedicatoria monumentale in lettere di bronzo, datato al 60 d.C., proveniente dalle vicinanze immediate.
La presenza presso il teatro bolognese di due significativi elementi onorari dedicati a Nerone, uno statuario e l'altro epigrafico, non sembra fortuita; si ritiene piuttosto che tutto ciò sia legato all'intervento diretto di Nerone a favore della città, che era particolarmente apprezzata per le sue tradizioni filoantoniane.
Dopo la trasformazione radicale dell'epoca neroniana, la cavea non subì interventi strutturali di grande importanza. Sempre nei primi due secoli dell'età imperiale, si possono collocare alcuni interventi costruttivi e di sistemazione riguardanti l'insula incentrata sul teatro.
Per quanto riguarda la struttura teatrale vera e propria, durante l'età medio e tardo imperiale si verificarono modifiche dell'assetto architettonico di tipo disgregativo: già alla fine del III secolo, con parziali spoliazioni degli arredi più pregiati, fino al completo abbandono dell'edificio con il progressivo interramento dell'invaso della cavea.
Bibliografia
Di Jacopo Ortalli: I teatri romani dell'Emilia Romagna in : Antichità Adriatiche XLI 1994, Università di Trieste.
Parole chiave
Bononia - Bononia è il nome latino di Bologna, di etimologia incerta e dibattuta fra un'origine celtica e una latina, che la città assunse dopo l'occupazione dei Romani nel 189 a.C., quando il territorio fu strappato ai Galli Boi insediatisi nel corso del IV secolo a.C.
L'orchestra - In architettura, l'orchestra è lo spazio circolare o semicircolare del teatro antico (greco e romano) situato tra il pubblico (cavea) e il palcoscenico (skené). Deriva dal greco antico "dan zare" ed era originariamente destinato alle esibizioni del coro e dei musicisti durante le rappresentazioni.
Sillana - L'espressione "architettura sillana" si riferisce alle novità costruttive introdotte a Roma durante la dittatura di Lucio Cornelio Silla (82-79 a.C.). Questo periodo segnò una svolta epocale grazie all'uso massiccio del calcestruzzo (opus caementicium) e dell'arco, che permisero di creare spazi monumentali, ardite volte e complessi scenografici.
Opus sectile - L'opus sectile è una tecnica artistica romana che consiste nel creare decorazioni e pavimenti a intarsio usando lastre di marmo, madreperla o pasta vitrea colorata. A differenza del mosaico, che usa piccole tessere uniformi, qui i singoli pezzi vengono tagliati e sagomati per formare l'immagine desiderata.
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