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Vaste (Poggiardo, Lecce)

L'antica città di Basta, uno dei principali centri messapici in provincia di Lecce

Di Attanasio Salvatore


L'insediamento di Vaste, situato a circa 45 km da Lecce, si trova parzialmente su un territorio pianeggiante e parzialmente su un'estensione della serra di Poggiardo.

Vaste è costruita sul sito dell'antica città di Basta, uno dei principali centri messapici della provincia di Lecce, dove dal 2002 si trova l'area archeologica del Parco dei Guerrieri.


Carta archeologica del territorio di Vaste


La prima menzione di ritrovamenti archeologici nel territorio di Vaste risale alla metà del 1500. Le fonti parlano di una ricca necropoli con tombe contenenti armi di bronzo, monili d'oro e un'iscrizione in lingua messapica.

Nel corso dell'Ottocento, diversi nuclei di necropoli furono saccheggiati dai soldati francesi di Gioacchino Murat, incluso l'ipogeo delle cariatidi di età ellenistica.

All'inizio del Novecento, gli scavi ripresero in alcune aree dell'abitato, presso le mura di fortificazione e nella necropoli, rivelando un lungo tratto della cinta muraria e alcune abitazioni, oltre all'individuazione di tombe con corredi.

Il 1981 segnò l'inizio delle indagini sistematiche nel centro messapico, con la creazione di una carta archeologica che definì l'estinzione dell'insediamento tra il IV e il III secolo a.C.: una cinta muraria lunga oltre 3 km delimitava un'area di circa 78 ettari.

Da quel momento, le ricerche condotte dall'Università di Lecce hanno portato al riconoscimento delle diverse fasi di occupazione del territorio, dall'età del bronzo finale all'epoca medievale. Durante le varie campagne di scavo sistematiche, sono state identificate le fasi di frequentazione del centro messapico, a partire dall'età del bronzo tardo e finale, attestata da tracce di capanne impiantate sulla roccia di base, associate a frammenti di vasi ad impasto.

La fase maggiormente rappresentata è quella del IV e III secolo a.C., a cui è databile un complesso abitativo costituito da diverse unità con ambienti rettangolari che si affacciano su un grande cortile. In questo cortile sono state riconosciute strutture legate a forme di culto praticate da gruppi sociali dominanti. I livelli di età ellenistica sono spesso a diretto contatto con quelli iapigi (fine IX – VII secolo a.C.). A questo orizzonte cronologico più antico si riferiscono resti di capanne di forma ovale, lembi di muretti perimetrali di pietra a secco, buchi per pali e focolari per la cottura dei cibi. Sotto i piani di calpestio sono state trovate sepolture infantili ad enchytrismos, le uniche note per questo periodo. Le ricerche hanno permesso di individuare una grande strada con direzione nord-sud, asse principale dell'antico abitato fin dall'età arcaica. Ai lati di questa strada è stato scoperto un luogo di culto databile alla seconda metà del VI secolo a.C., costituito da strutture di recinzione e cippi in calcare locale; davanti ai cippi erano collocate le deposizioni votive, che comprendevano offerte di vasi legati ai riti della libagione e ossa di animali.

Il nucleo della necropoli che va dal V al IV secolo a.C. ha restituito corredi la cui tipologia indica chiaramente che si tratta di tombe appartenenti a un gruppo aristocratico: nelle tombe maschili sono presenti crateri figurati e altri oggetti legati al banchetto simposio, al mondo equestre e alla pratica della palestra.


Parte delle fortificazioni di Vaste


Per quanto riguarda le fortificazioni, un elemento utile per la loro datazione è il fatto che il rivestimento della seconda fase si sovrappone a due tombe a fossa, scavate nel banco roccioso, i cui corredi sono databili tra il 310 e il 290 a.C.

Si possono osservare le tracce in negativo sul banco di roccia della presenza di una porta urbica che consentiva l'accesso alla città da nord-est.

A breve distanza dalla porta, in una vasta area di scavo, è stata riportata alla luce una porzione della fortificazione in cui gli elementi si conservano in crollo: un'attenta valutazione della posizione dei blocchi suggerisce che la distruzione delle mura sia stata causata da un evento sismico avvenuto nella prima metà del III secolo a.C.

Oltre il circuito murario, l'antico abitato si estendeva fino all'attuale Piazza Dante, che oggi come in passato corrispondeva al centro della città messapica.

Le indagini hanno consentito di esplorare un luogo di culto ampio e complesso, in cui sono chiaramente riconoscibili livelli di frequentazione databili tra il IV e il III secolo a.C.


Planimetria degli scavi in Piazza Dante a Vaste


Il complesso include un edificio suddiviso in diversi ambienti affiancati, delimitati da muri costituiti da grandi blocchi di pietra calcarea locale.

I riempimenti dei tre ambienti ipogeici attestano il loro riutilizzo in epoche successive. Alla base delle pareti delle due cavità minori sono state identificate aree annerite a causa di fenomeni di combustione, suggerendo che lungo la parete siano stati accesi fuochi ripetutamente e che, di volta in volta, siano state effettuate operazioni di pulizia.

All'interno delle tre cavità è documentata una significativa presenza di ceramica da fuoco: evidentemente, momenti importanti del rituale dovevano essere la preparazione e il consumo di pasti. Successivamente, la pratica di accendere fuochi negli ambienti ipogeici venne abbandonata, mentre si continuò a utilizzare focolari posti nei recinti.

A partire da un certo momento, probabilmente si avviò un processo di progressivo riempimento delle cavità attraverso una particolare dinamica di deposizione: si sistemavano, più volte, le offerte, i resti dei sacrifici e le suppellettili usate durante le cerimonie; questo poteva includere anche le pietre utilizzate per la delimitazione dei focolari.

Le modalità di deposizione dei vasi, con una notevole percentuale di forme aperte e di esemplari in miniatura, per lo più sistemati capovolti, corrispondono a quelle riscontrabili nei culti ctonii, che implicano l'esigenza di trasmettere l'offerta direttamente alla divinità.

In generale, i reperti provenienti dalle deposizioni all'interno dei tre ambienti ipogeici si riferiscono a un periodo cronologico compreso tra la fine del IV secolo e la prima metà del III secolo a.C.


Statuette femminili e iscrizione messapica provenienti da Piazza Dante, Vaste.


Bibliografia

Di Giovanni Mastronuzzi. L'archeologia di un luogo di culto in Messapia: Vate - Piazza Dante.

Di Melissano Valeria e Giovanni Mastronuzzi. Vaste. In Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche. 2012.




Parole chiave 

Enchytrismos - Parola greca che significa "sepoltura dentro un vaso." E' un'antica pratica funeraria in cui il defunto, quasi sempre un neonato o un bambino piccolo, veniva inumato all'interno di un contenitore in terracotta, solitamente un grosso vaso chiamato pithos o un'anfora. Diffusa nel Mediterraneo dalla preistoria all'epoca tardoantica, questa sepoltura simboleggiava spesso il ritorno al grembo materno.

Culti ctonii  - I culti ctoni, dal greco chthón ("terra"), venerano divinità sotterranee legate alla morte, alla fertilità della terra e agli inferi. A differenza degli dei olimpici, sono onorati all'aperto o tramite fosse sacrificali (bothroi), spesso con sacrifici cruenti (animali neri) e riti misterici, mirando a propiziare il ciclo vita-morte.

Messapi - I Messapi (in greco antico Μεσσάπιοι, Messápioi; in  Messapii) erano una tribù iapigia che nell'antichità classica occupava il territorio corrispondente all'attuale Salento.

Iapigia - La Iapigia (o Japigia) era l'antico territorio abitato dagli Iapigi, popolo indoeuropeo stanziato nel I millennio a.C. in un'area corrispondente all'attuale Puglia e parte della Basilicata orientale. Divisi in Dauni, Peuceti e Messapi, gli Iapigi ellenizzarono la regione, creando una civiltà nota per la ceramica geometrica e la ceramografia apula.


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